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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    20/04/2013

    Ripescaggi

    Filed under: — JE6 @ 22:10

    C’è una cosa che capita almeno una volta nella vita a chiunque tifa una squadra: vederla andare male, così male che a un certo punto inizi a irriderla e le auguri che vada peggio ancora, dopo la quinta sconfitta invochi la sesta, e dopo la sesta speri nella settima e poi nella retrocessione, nella caduta rovinosa e dolorosa. Lo sai che l’anno successivo soffrirai come una bestia, molto più di quanto tu non lo stia facendo ora, ma non importa: qui e ora deve succedere il peggio, e ti diverti persino a guardare il crollo: è un piacere perverso, ma pur sempre un piacere. Non credo di essere il solo tra gli elettori del PD ad averlo provato, questo piacere, durante gli ultimi due mesi e in particolare durante gli ultimi due giorni (ogni piacere ha un suo acme, no?): la fantastica serie di sciocchezze che hanno portato prima a perdere elezioni già vinte e poi a cercare con una disperazione via via più confusa il modo per fare un proprio governo (o meglio: un governo guidato da un proprio esponente, che in effetti è cosa parecchio diversa) assomigliando terribilmente al bambino di cinque anni che prova a giocare ai quattro cantoni con dei dodicenni; la spettacolare inadeguatezza di tutti i suoi rappresentanti, nessuno escluso, giovani, vecchi, bersaniani dalemiani lettiani renziani veltroniani prodiani tutti, tutti, tutti dotati di una rilucente incapacità di dire qualcosa che non fosse l’esausta ripetizione di formule imparate a memoria, dobbiamo impostare un ragionamento, la situazione richiede un’assunzione di responsabilità, trovo singolare che, mi adopererò con tutte le mie forze per, non possiamo spacciare per buone le ricette di vent’anni fa, tutti mancanti di quel minimo sindacale di senso della rappresentazione che gli facesse capire che c’è ancora tanta gente – quorum ego, cazzo – disposta a credere a una loro balla purché detta con sicurezza e proprietà, tradiscimi ma fallo con eleganza, per una sintassi superiore potrei anche perdonarti la tua impossibilità di essere leader o il tuo esserlo troppo. Poi arriva il momento in cui il piacere svanisce, ti siedi sul divano tenendo in sottofondo il borbottio di Mentana che ormai fa parte del tuo arredo di imperfezioni casalinghe, come un rubinetto che sgocciola per guasto e pigrizia, ed è quello il momento nel quale vieni assalito dal timore – il timore che tutto questo sia destinato a non servire perché una commissione disciplinare d’appello tanto benevola quanto atterrita cancelli la retrocessione, provveda a un ripescaggio dell’ultimo minuto e riporti la squadra là dove sai che non deve, che non merita di stare, il timore che qualcuno, con una voce falsa come una moneta fuori corso, imposti un ragionamento, richieda un’assunzione di responsabilità, trovi singolare che.