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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    12/11/2006

    Magari da domani va meglio

    Filed under: — JE6 @ 01:03

    Da membro della Falange Masochista del Centrosinistra, capitanata da Massimo Cacciari e Filippo Penati, mi è difficile non condividere la sfiducia che Luca Sofri ha nel presente e nel futuro di questo governo. Non credo però che, come scrive Luca, “se questo centrosinistra che ha vinto per un pelo fallisce, nessun centrosinistra vincerà mai più in Italia da qui al Tremila”. Questa previsione presuppone che il centrosinistra venga sostituito dal centrodestra, cosa che io non credo avverrà – semplicemente, per mancanza del centrodestra medesimo. Questo centrosinistra potrebbe essere sostituito da qualcos’altro – che, non troppo paradossalmente, potrebbe persino rivelarsi più centrosinistra di quello che conosciamo oggi.
    Wittgenstein

    11/11/2006

    Forse figo

    Filed under: — JE6 @ 22:02

    Ma voi – parlo di voi cittadini, gente che, come me, è nata e cresciuta e continua a vivere nella metropoli – avete mai visto da vicino un ricercatore di figate [1], uno che possa fregiarsi del titolo (ambitissimo, immagino) di cool hunter? E se sì, dite, come è fatto?
    Istituto Europeo di Design

    [1] D’accordo, i signori dello IED traducono “Cool hunter” con “Ricercatore di tendenze di moda”. Una foglia di fico non si nega a nessuno, si sa.

    10/11/2006

    Pasto completo

    Filed under: — JE6 @ 15:25

    Ma voi – parlo di voi cittadini, gente che, come me, è nata e cresciuta e continua a vivere nella metropoli – quando avete visto da vicino per l’ultima volta un operaio [1]?
    Perchè nei nostri templi del terziario più o meno avanzato, cattedrali dedicate alle scarpe in anguilla e ai blackberry, incontrarne uno è tanto probabile quanto avvistare una foca monaca. E la cosa è vera non solo se si cammina per le vie del centro, ma anche spostandosi in periferia, e persino nel primissimo hinterland. Così, quando uno si trova ad andare a mangiare in un self-service di una zona industriale, si rende conto con una specie di smarrimento sociologico della ostinata (r)esistenza delle tute blu. Li riconosci subito, guardando le mani – grosse, robuste, screpolate, di un colore generalmente abbastanza lontano dal bianco-neon o dal marrone-lampada che contraddistingue i nine-to-six cittadini – oppure i pantaloni – larghi, impolverati, macchiati – oppure i capelli – attorcigliati, spinosi, schiacciati su un lato e sparati verso l’alto dall’altro.
    Ma, soprattutto, li riconosci dai vassoi. Primo, secondo, contorno, frutta e vino. Ci sono tavoli straripanti, tagliatelle e cotolette e patate, mangiati prima nel silenzio di chi sta facendo la cosa più semplice e necessaria del mondo – nutrirsi per sopravvivere – e poi nell’allegria di chi sta facendo la cosa più semplice e necessaria del mondo – divertirsi in compagnia. A noi degli uffici ci guardano come a degli alieni – le insalate scondite, i primi “mezzo piatto, per piacere, non di più”, le acque minerali. E’ un piacere stare ad osservarli, con la giusta discrezione, per rendersi conto che, graziaddio, c’è un mondo di carne e ossa che non è nè migliore nè peggiore rispetto a quello che frequentiamo noi – noi cittadini, appunto – ma non fa schifo, un mondo il cui sudore puzza tanto quanto i nostri deodoranti anallergici.
    [1] Ogni tanto, tornando a casa dei miei, entro nella mia vecchia camera. Su un muro è attaccata la copertina di un numero di Time degli anni Ottanta, quella famosa che gridava “Milano!”. Erano bei tempi? Non so.

    Anzi, a me piacciono cicciottelle

    Filed under: — JE6 @ 10:37

    Ma voi pensate che la Melandri troverà uno stilista, uno solo, che risponderà al suo accorato appelloDiamine, signora, adesso che mi ci fa pensare ho mandato per anni in passerella ragazze che sembravano uscite da un treno per Mauthausen – ma lei ha proprio ragione e giuro che non lo farò mai più, parola di boyscout“?
    Repubblica.it

    09/11/2006

    La storia la scrivono i vincitori

    Filed under: — JE6 @ 11:28

    Non ho tempo di andare a recuperare i commenti “di centrosinistra” alle elezioni americane che si sono succedute nell’ultimo decennio. Andando a memoria, però, mi pare di ricordare un atteggiamento del tipo “la democrazia è una gran bella cosa, peccato che dia diritto di espressione anche ai farmer dell’Iowa e ai bovari del Texas, e questi sono i risultati“. Ricordo male? Credo di no.
    Così, oggi trovo parecchio discutibile la parte finale dell’editoriale di Ezio Mauro su Repubblica: “Un Paese con un pil che cresce quasi del tre per cento, con la disoccupazione sotto il cinque, sa fare una valutazione politica generale, votando contro una leadership ideologica, una guerra sbagliata, una cultura politica antimoderna, che separa per la prima volta l’America dal mondo. Le sfide che gli Usa e le democrazie hanno davanti restano intatte, naturalmente: ma l’Occidente da oggi può affrontarle con i suoi valori, restando se stesso.
    Eppure, gli elettori che ieri hanno votato contro sono gli stessi che due anni fa hanno votato a favore della guerra sbagliata e della cultura politica antimoderna di cui scrive Mauro: ventiquattro mesi sono sufficienti a cambiare i valori di fondo di una società? Io ho qualche dubbio, e credo che se gli Stati Uniti avessero potuto portare in Iraq tre o quattrocentomila soldati, invece di centotrentamila, avrebbero ottenuto una vittoria (di Pirro, forse, ma una vittoria – almeno nel breve termine) che oggi avrebbe mantenuto in sella i repubblicani, valori o non valori. Mauro dovrebbe avere sufficiente esperienza per sapere che la storia la scrivono i vincitori – e quindi anche i grandi sconfitti.
    Repubblica.it

    08/11/2006

    Buona la seconda

    Filed under: — JE6 @ 15:43

    Premesso che non mi interessa se la frase è farina del suo sacco o meno, quel “Adoro i sequel” detto da Arnold Schwarzenegger in risposta a chi gli chiedeva un commento alla sua rielezione sembra tirato fuori dritto dritto da True Lies – un gioiellino, nel suo genere.
    Repubblica.it

    C’è gente strana

    Filed under: — JE6 @ 14:02

    Per dire, c’è gente che si sposa, non divorzia e non ha nessuna intenzione di (nè alcun buon motivo per) farlo.
    Repubblica.it

    07/11/2006

    Rivelazioni

    Filed under: — JE6 @ 23:06

    Anche i ministri soffrono.
    Corriere.it

    Il quarto d’ora di anonimato

    Filed under: — JE6 @ 11:05

    A cena con tre blogger, davanti alle puntarelle e dopo un paio di bicchieri di vino, mi è capitato di pensare “Diamine, quattro blogger intorno a un tavolo, e neanche uno che abbia pubblicato un libro”.

    05/11/2006

    Sepolcri

    Filed under: — JE6 @ 17:56

    Questo è, credo, l’unico giorno dell’anno in cui mi dispiace davvero non aver più messo piede in Sardegna dal 1992; il giorno in cui mi fermo davanti a una tomba e prego morti non miei [1].
    [1] Esagero: sono i morti della famiglia di mia moglie, e li considero miei da ormai un paio di decenni. Ma i miei nonni, i miei zii, loro, ecco.