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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    06/07/2007

    Niente trucchi, per favore

    Filed under: — JE6 @ 11:42

    Un giudizio equilibrato: poche volte ho visto uno spot così finto e soprattutto paraculo come quello della nuova 500.

    Una volta ho sentito Geoffrey Wolff dire a un gruppo di aspiranti scrittori: “Niente trucchi da quattro soldi”. [Questa frase] io la correggerei un po’: “Niente trucchi”. Punto e basta. Io i trucchi non li sopporto. Quando leggo narrativa, al primo segno di trucco o di trovata, non importa se da quattro soldi o elaborata, mi viene istintivo cercare riparo.
    Raymond Carver, già.

    L’uomo che stava dietro il bancone

    Filed under: — JE6 @ 09:23

    Poco più di tre anni fa, ogni tanto scrivevo una quindicina di righe ambientate nel microcosmo di una sala biliardo. Con una sola eccezione, tutti i personaggi erano veri, uomini in carne e ossa che passavano un pezzo più o meno lungo di vita nel tentativo spesso vano di sdraiare cinque piccoli birilli. Due giorni fa se ne è andato uno, di quei personaggi; anzi, di quelle persone: perchè il Marco non era inventato, era vero e grande e grosso, e io adesso posso solo sperare che gli sia lieve la terra.

    Davanti alle vetrine dei negozi

    Filed under: — JE6 @ 09:12

    Le mie prime esperienze con i paesi dell’Est sono molto recenti, e quindi non so come si sentivano i russi o gli ungheresi o i bulgari negli anni Settanta o Ottanta di fronte alle vetrine dei negozi, che mettevano in mostra una fila di scaffali desolantemente vuoti. Provo a immaginare le sensazioni: frustrazione, tristezza, rassegnazione, rabbia, apatia: a volte tutte insieme, a volte con una predominante – oggi frustrazione, domani rassegnazione, dopodomani rabbia e tristezza. Se siete elettori, simpatizzanti o quantomeno buoni conoscenti del centrosinistra italiano, sapete di cosa sto parlando. Almeno, così io credo. Non è tutta colpa “loro”, intendiamoci – dove per “loro” qui si intende l’immenso, terrificante accrocchio di partiti, partitini, movimenti, correnti, lider maximi, santi, poeti, intellettuali, registi, banchieri, giornalisti, cantanti, gran dame, sottosegretari, assessori regionali, consiglieri comunali, direttori d’orchestra che tutti abbiamo imparato fin troppo bene a conoscere nel dettaglio. “Loro” ci mettono del loro, se mi si passa lo scadente gioco di parole. Ma anche io, nel mio piccolo, non scherzo. Perchè di fronte a quelle vetrine non faccio niente e – quel che forse è peggio – non riesco nemmeno a convincermi che in giro sia rimasto qualcuno da sostenere davvero, al quale unirsi, dedicare tempo ed energia, o soldi. E questo è un problema – il problema – mio, “loro” non c’entrano nulla.