Cover Band
O della tristezza del clone
Canti bene come lui, lo sai. Nessuna differenza. Te ne rendi conto tu stesso, nel momento in cui moduli la voce, che sale sale sale e poi rimane lì, a smuovere le budella di quelli che ti ascoltano.
Hai una gran voce, quasi non c’è bisogno che te lo dicano gli altri. Hai orecchio, esperienza, hai ascoltato milioni di dischi, sai riconoscere uno che sa cantare da dio. E tu, beh, non ci son dubbi, sei di quelli.
Eppure, hai quarant’anni, e provi due volte alla settimana là in cantina, ed una volta o due al mese ti capita, insieme agli altri quattro, di stare lì su un palco più piccolo di un mezzo monolocale, davanti a trenta persone e venti birre.
Lui, invece, l’altro, è quello che ha talento. Perchè non ha solo una voce che stacca le foglie dagli alberi e fa vedere tramonti in technicolor. Ha qualcos’altro, è capace di sentire la musica del mondo, e tradurla in note ed accordi e parole e brividi.
E tu, invece, con quella voce fantastica che hai, sei solo carta carbone.
Questo post è dedicato a Chettimar. Lui immaginerà il perchè.
February 23rd, 2004 at 23:30
Immagino e ringrazio per la dedica.
(comunque, se non si immalinconisce troppo, la carta carbone può trovare una sua dimensione in quel mezzo monolocale.)