< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Tornando
  • A casa
  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • Dare i nomi alle cose
  • Nella bolla
  • L’altra zona
  • Questa era l’acqua
  • Di pietre e fiducia
  • February 2004
    M T W T F S S
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    17/02/2004

    Toys’r’hell

    Filed under: — JE6 @ 22:31

    Sette di sera, nel reparto giocattoli di un qualsiasi centro commerciale.
    Due uomini, di età compresa tra i trentacinque ed i quarant’anni, pendolano davanti allo scaffale dei peluches.
    Il primo deve cercare Tippete, il secondo Pimpi. Sia l’uno che l’altro hanno solo una pallida idea della foggia, del colore e del genere animale dell’oggetto della loro ricerca.
    Di fronte a loro si staglia una impressionante muraglia di nani, bianchenevi, hamtari, uinnidepu. Frugano nella memoria, alla ricerca di un dettaglio decisivo, che permetta di identificare con certezza Tippete l’uno, e Pimpi l’altro.
    Un filo di sudore imperla la fronte del primo, le mani del secondo affondano nelle tasche del giubbotto, a nascondere il tremolio nervoso. A casa c’è qualcuno che aspetta, qualcuno che non perdonerebbe l’errore, qualcuno che darebbe in escandescenze per un coniglio (o era un maiale?) scambiato per un asino (o era un orso?).
    I due si incrociano, si sfiorano, hanno – per un istante – la tentazione di fermarsi e confidarsi e cercare un conforto, o almeno uno che sappia che cazzo di faccia ha quel fottuto bastardo di Pimpi (o era Tippete?).
    Ma resistono, vogliono farcela, frugano tra Eolo e Mammolo, nel caso che il ricercato sia nascosto in fondo allo scaffale.
    Una voce metallica annuncia che tra cinque minuti il centro commerciale chiuderà, invita i signori clienti ad avvicinarsi all’uscita. Ecco, ce l’hanno fatta. Il primo non ha trovato Pimpi, il secondo non ha rintracciato Tippete. Ma entrambi hanno scampato il rischio di un acquisto sbagliato.
    “Tesoro, ti assicuro, ce ne saranno stati duecento, di peluches; ma nemmeno l’ombra di Pimpi”.
    “Coglione, dovevi cercare Tippete”.

    Udite udite

    Filed under: — JE6 @ 15:29

    Voce calda e profonda, anche nei (frequenti) colpi di tosse.
    Il Nando Gazzolo dei nostri tempi, direi.

    Jagged little pill

    Filed under: — JE6 @ 13:19

    Non seppe nemmeno lei come e perchè iniziò.
    Troppo lavoro, una madre ansiosa, un marito dolce ma riservato, un capo insopportabile. O qualcos’altro, chissà.
    Sudava di notte, si svegliava madida dal collo ai polsi, si alzava sempre più presto, si sentiva sempre più stanca.
    Camomilla, valeriana, infusi d’erbe. E poi, le code dal medico per farsi prescrivere i sonniferi, e gli ansiolitici, e le pillole prese non più solo mezz’ora prima di andare a letto, ma due, tre volte durante il giorno quando la lista dei messaggi non letti occupava ormai tutto lo schermo del pc.
    Si trovò così a vivere una seconda vita, fatta di calma artificiale, di torpore indotto, con i colleghi, gli amici, il marito che stringevano i denti per continuare a campare, e lei, così. Serena ed ebete. L’infermiere che la estrasse dalla vettura accartocciata contro un palo della luce, la trovò che sorrideva.