Tempo di riordini e pulizie, in casa Squonk (quella di mattoni, dico).
E così, si mette mano alla zona musicassette, oggetti ormai usciti dall’uso comune, che a centinaia affollano ripiani e contenitori per meri motivi affettivi.
Mi sono passate fra le mani e sotto gli occhi centinaia di ore di ascolti improbabili, per le quali ho provato una irrefrenabile nostalgia ma che, a causa dell’occhiuta vigilanza di mia moglie, trovano ora residenza in uno scatolone di cartone che andrà a far polvere in cantina.
E mi sono ricordato di quando, grazie a Giò Giò (i milanesi trentenni sanno di cosa parlo), registravo i Communards, i Silencers, Robert Cray, Tanita Tikaram, Salif Keita, gli Hothouse Flowers, Jorma Kaukonen, i Black Crowes, i Blue Aeroplanes.
Mi dicono che fosse il Pleistocene, o giù di lì.