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11/07/2005
Regolarmente, dopo un qualsiasi atto terroristico di una qualche gravità, arriva la richiesta di aumentare quantità, qualità e durata dei controlli sulle comunicazioni interpersonali: e-mail, telefonate, fax, sms e così via.
Ogni volta, la domanda che ci viene veramente posta è molto semplice: a quanta libertà sei disposto a rinunciare, in cambio di una maggiore sicurezza?
Io, sinceramente, non so cosa rispondere. L’idea che qualcuno tenga traccia delle mie comunicazioni – private o professionali, poco cambia – mi disturba; peraltro, mi dico, se questo dovesse impedire a qualcuno di farmi saltare in aria mentre sto percorrendo la tratta Molino Dorino – Cadorna FN, sarebbe un sacrificio accettabile, come il denudarsi in pubblico per prendere un aereo (chi conosce gli aeroporti americani sa di cosa parlo).
Ma: la rinuncia che ci si chiede, porterebbe realmente un beneficio? Non sono abbastanza esperto in materia: a pelle, direi che questo sarebbe molto modesto, ma magari mi sbaglio. E poi: la rinuncia di cui si parla non è soltanto quella più evidente, la rinuncia a che un invito a cena o l’invio di un curriculum sia soltanto un affare che riguarda il sottoscritto e il destinatario del mio messaggio; è molto di più, è la rinuncia al mio, al nostro modo di vivere. E mi chiedo se rinunciarvi non sia già un altro modo di morire.
Repubblica.it
09/07/2005
Ezio Mauro, su Repubblica, si chiede (un po’ come tutti, direi) “come difendiamo le nostre democrazie sotto attacco?”.
Credo che la risposta stia nell’articolo di Thomas Friedman di cui ieri riportavo una parte: l’occidente viene difeso da noi che ci viviamo, ma in primis dai mussulmani – nel loro stesso interesse. Se loro difendono se stessi (isolando i Bin Laden, per dire), difendono anche noi. Certo, noi gli (e ci) daremo una mano se ci eviteremo le protervie bushiane, se eviteremo di dare soldi a dittatori di parecchio dubbia moralità, se ci comporteremo, insomma, come davvero ci dovremmo comportare. Bene. Insomma, difenderemo Milano e Monaco, Parigi e Copenhagen, San Francisco e Tokio solo se quelli che oggi molti tra noi considerano come nemici – i mussulmani – lo faranno per conto nostro, benchè nel loro interesse. Non è facile accettare quest’idea, quando si cresce nel culto dell’onnipotenza occidentale, alimentata da denaro, armi, tecnologia, democrazia, cultura. Ma, d’altra parte, come si dice: se non li puoi battere, unisciti a loro.
Repubblica, via Wittgenstein
08/07/2005
But maybe the most important aspect of the London bombings is this: When jihadist-style bombings happen in Riyadh, that is a Muslim-Muslim problem. That is a police problem for Saudi Arabia. But when Al-Qaeda-like bombings come to the London Underground, that becomes a civilizational problem. Every Muslim living in a Western society suddenly becomes a suspect, becomes a potential walking bomb. And when that happens, it means Western countries are going to be tempted to crack down even harder on their own Muslim populations.
That, too, is deeply troubling. The more Western societies – particularly the big European societies, which have much larger Muslim populations than America – look on their own Muslims with suspicion, the more internal tensions this creates, and the more alienated their already alienated Muslim youth become. This is exactly what Osama bin Laden dreamed of with 9/11: to create a great gulf between the Muslim world and the globalizing West.
So this is a critical moment. We must do all we can to limit the civilizational fallout from this bombing. But this is not going to be easy. Why? Because unlike after 9/11, there is no obvious, easy target to retaliate against for bombings like those in London. There are no obvious terrorist headquarters and training camps in Afghanistan that we can hit with cruise missiles. The Al Qaeda threat has metastasized and become franchised. It is no longer vertical, something that we can punch in the face. It is now horizontal, flat and widely distributed, operating through the Internet and tiny cells.
Because there is no obvious target to retaliate against, and because there are not enough police to police every opening in an open society, either the Muslim world begins to really restrain, inhibit and denounce its own extremists – if it turns out that they are behind the London bombings – or the West is going to do it for them. And the West will do it in a rough, crude way – by simply shutting them out, denying them visas and making every Muslim in its midst guilty until proven innocent.
And because I think that would be a disaster, it is essential that the Muslim world wake up to the fact that it has a jihadist death cult in its midst. If it does not fight that death cult, that cancer, within its own body politic, it is going to infect Muslim-Western relations everywhere. Only the Muslim world can root out that death cult.
Thomas Friedman, NYT
Non voglio giocare a fare il cinico che non sono. Le bombe di ieri mi hanno colpito, rattristato, addolorato. Ho pensato a quelle persone che conosco, più o meno direttamente, che stavano lì (ma lì dove, poi?), e mi sono rincuorato sapendo che stavano bene.
Ma tutto con un’intensità minore, molto minore rispetto a Madrid 2004 e New York 2001. Ci si abitua a tutto, temo.
Però, trovo belle queste parole di Shangri: Continuare. E dimenticando rammentare.
07/07/2005
Simona, per fortuna, sta bene, e ci fa sapere come stanno andando le cose.
Euston Station
Un giornalista che si rifiuta di svelare quali sono le proprie fonti deve andare in prigione?
Negli Stati Uniti, evidentemente, sì.
Qui, l’editoriale del NYT dove si prendono le difese di Judith Miller e si sputa in faccia a Time; qui, un breve riassunto della faccenda a cura di Luca Sofri.
NYT, Wittgenstein
Chi vuole accedere al sito del NYT senza registrarsi, può anche usare BugMeNot. Spesso, funziona.
Non che ci fossero dubbi, ecco. Diciamo che la candidatura del presidente dell’associazione degli utenti pubblicitari a presidente della RAI conferma che questa è una televisione commerciale tanto quanto Mediaset, e che il suo maggiore azionista la considera come tale. Oh, ci voleva tanto a dirlo?
Repubblica.it
06/07/2005
Al Bano va sull’Isola dei Famosi.
Metti che ci resta.
Repubblica.it
05/07/2005
La sera che ho letto questo post di Brodo, nonostante le mie origini e il mio immutato affetto per la Madre Patria, non mi sono minimamente sentito chiamato in causa, nè tantomeno offeso. Forse perchè conosco Carlo, e so che avrebbe scritto paro-paro la seconda parte del post se la bandiera sventolata fosse stata quella della Lucania o della Valpolicella. O forse perchè sono figlio di un carabiniere – il che, in questo paese, ti insegna presto ad avere a che fare con lo humour che prende di mira i tuoi affetti più cari.
Leggo però inferocimenti di ogni tipo e intensità e mi chiedo chi è che sta prendendo la cantonata. Mi verrebbe da dire che è tutto frutto di un malinteso; è che poi va a finire che mi danno del terzista-buonista, e allora lascio perdere (ma facciamo che, per il sottoscritto, ha già detto – e bene – BGeorg nei commenti di Yaub).
04/07/2005
Ormai sono letteralmente disfatto. Sto prendendo una conformazione ad anfora sinceramente imbarazzante. Certo, se ti portano a mangiare in una splendida trattoria di Correggio e ti fanno iniziare con un antipasto di ciccioli (o simili, insomma, ci assomigliavano molto) e ti fanno continuare con del gran Lambrusco rosè e poi ci siamo capiti, il tuo corpo non può che cambiare. In peggio, si intende.
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