< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Trattato di pace
  • La benda
  • Fiscal Chernobyl
  • I cimiteri di Trieste
  • Dentro Chernobyl
  • Le cose importanti
  • Poi si mette lo zinco nell’acido diluito (venticinque aprile)
  • L’arco
  • Verso sud
  • Voci
  • May 2011
    M T W T F S S
    « Apr   Jun »
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829
    3031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    03/05/2011

    Settemila caffè

    Filed under: — JE6 @ 12:45

    Qualche settimana fa, provando a spiegare il lavoro mio e dei miei colleghi a qualche decina di laureandi, ho pensato bene di impartirgli la più banale delle lezioncine dicendogli che per fare questo mestiere (e, immagino, la gran parte di tutti gli altri) bisogna “saper accettare la sconfitta“. Saper incassare il no di un cliente – o la sua insoddisfazione -, saper riprendere in mano un progetto sul quale stai lavorando da un anno con due aziende diverse e ripartire per la quarta volta da zero, saper fare la prima telefonata e poi la seconda e poi la terza e spuntare i nomi sul foglio in attesa di una risposta positiva, saper leggere un articolo di legge che ti dice “no, così non si può fare” e non scagliare il codice contro il primo muro a portata di lancio, sapersi presentare a un appuntamento sentendosi dire “scusami, mi ero dimenticato, sto uscendo per andare a fare una visita medica, quando torni a Roma?” senza sibilare il più velenoso degli insulti che ti viene alla bocca. Bisogna insomma essere capaci di alzarsi dalla scrivania e decomprimere e bere l’ennesimo caffè della mattina (“te lo porto?”, “no, grazie, vengo io alla macchina”, “quanti ne hai bevuti stamattina?”, “sei”, “ma non è ancora mezzogiorno”, “eh”), sedersi nuovamente e riprendere, aspettando con pazienza, come il centravanti che non riesce a segnare per nove partite consecutive, fino a quando un rimpallo gli colpisce la tibia e torna a fare gol. Ecco, io a quei ragazzi gliele ho dette queste cose: adesso se voi volete spiegarmi come si fa, insomma, vi sarei riconoscente, davvero.

    2 Responses to “Settemila caffè”

    1. Sempre un po' a disagio Says:

      Gli uomini così poco allineati hanno altre soluzioni.

    2. Mao Says:

      Ma sei sicuro che abbiano davvero capito?

    Leave a Reply