Greetings from Brussels – 4. Make-up
Le città sono come gli umani che le abitano, quando si svegliano sono brutte. In realtà non sono brutte nel preciso momento del risveglio, quando aprono gli occhi ma hanno ancora la testa sul cuscino; lo diventano poco dopo, quando iniziano a muoversi, a fare colazione in fretta, a cercare gli abiti al buio e ad accoppiarli sbagliando gli accostamenti di colore, a stringersi la sciarpa intorno al collo, ad affannarsi senza correre. Ci pensavo qualche ora fa, attraversando il centro di Bruxelles in compagnia di non più di una decina di altre persone. Le strade erano vuote e calme, si intuiva una nuova giornata tersa e fredda come quella precedente. Poi, nelle viscere della stazione centrale si poteva entrare nello spettacolo degli uomini, i gradini tre alla volta, lo stridore dei freni, il fischio del capotreno, gli annunci in fiammingo, le spallate casuali, le borse negli stinchi, le occhiaie: il make-up era rimasto al piano di sopra.