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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    27/11/2007

    Greetings from Ljubljana – 5. Come in un film

    Filed under: — JE6 @ 08:36

    Ancora a proposito di suoni. Passo in Stiska Ulica, una viuzza della città vecchia. Sento ancora i suoni degli archi, sembrano provenire non da una stanza in particolare ma dalla casa intera – il che, nel buio serale, fa sembrare il tutto come una scena presa di peso da un film di Dario Argento. Il cartello che sta a fianco del portone di ingresso parla di Akademija zsa glasbo, e quindi ne so quanto prima; giro l’angolo perchè sento dei suoni più vicini, e noto con un minimo di stupore che hanno tirato le tende della stanza dove qualcuno sta provando un pezzo, ma non quelle dei bagni che anch’essi danno sulla via, come a dire “non mi interessa se mi vedi con le mutande abbassate, ma non mi disturbare mentre suono”.

    Greetings from Ljubljana – 4. Raccolta differenziata

    Filed under: — JE6 @ 08:29

    Da queste parti ci dev’essere qualcosa che non funziona con il servizio di raccolta della spazzatura, visto che lungo tutta Gornij Trg e la prima parte della strada che si inerpica sulla collina del castello si vedono, appoggiati ai muri, materassi, mobiletti, sedie e ogni sorta di cianfrusaglie e carabattole che hanno di sicuro tutte visto tempi migliori. O forse c’è un mercato di piccolo antiquariato, non so: vedo una magnifica ragazza, una stangona stivalata e griffata alta diverse spanne più di me fermarsi davanti ad uno di questi mucchi di oggetti, studiare la situazione, chinarsi e rialzarsi tutta contenta con un ombrellino grigio stinto del quale fa le prove di apertura. Sono tentato di avvicinarmi per vedere se c’è qualcos’altro di interessante, poi lascio perdere.

    Greetings from Ljubljana – 3. L’Italia che esporta

    Filed under: — JE6 @ 08:18

    Su uno dei ponti che passano sopra il Ljubljanica, il fiume che attraversa la città, vedo una bancarella di libri usati, tutto a due euro e cinquanta. Mi avvicino, sapendo che non comprerò nulla se non altro per ragioni di lingua; ma vacillo, di fronte ad una collezione di fumetti che affianca Zagor a Blek Macigno, Tex a Martin Mystere a – udite, udite – Alan Ford. Leggere Bob Rock in sloveno è piuttosto straniante, e infatti faccio un cenno di diniego al titolare della bancarella che (credo) mi chiede se voglio comprare qualcosa: però me ne vado un po’ tronfio, chè quei disegni sono cosa nostra.