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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    12/03/2004

    Lost in translation

    Filed under: — JE6 @ 22:30

    So che non dovrei, perchè è un amico – e me ne ha dato, sul serio, più di una prova tangibile – ma mi vergogno a chiedere a Gonio la traduzione in italiano nazional-popolare di questo suo commento chez Herzog.
    Se volesse farlo lui, qui, sarebbe cosa gradita, e molto; perchè ho l’impressione che dica qualcosa di interessante – non dico giusto o sbagliato, ma interessante – ma mi perdo nei rimandi, nelle citazioni, nei giochi di parole. E dire che, dal vivo, il maledetto parla in tutt’altro modo. E comunque, se qualcun altro si volesse cimentare nella parafrasi, beh, i commenti sono a disposizione.
    (more…)

    Mamma, mi compri le patatine?

    Filed under: — JE6 @ 14:23

    A prima vista, questa legge approvata dai deputati americani per impedire a singoli cittadini o gruppi di essi di intentare causa contro le catene di fast-food sembra l’ennesimo cedimento della Giustizia (qualunque cosa essa sia) al Business.
    Però, se la filosofia della legge è davvero che i consumatori devono essere responsabili di ciò che fanno, e se nessuno riesce a dimostrare che nel Big Mac sono contenute sostanze che creano assuefazione e dipendenza, allora la cosa mi pare più che sensata. A Milano, tra Piazza Cadorna e Piazza San Babila, un pedone passa di fronte a sei o sette McDonald’s, e nessuno di questi è dotato di un buttadentro. Eppure, son sempre pieni.
    Repubblica.it

    Trentaquattro, e poi il nulla

    Filed under: — JE6 @ 11:36

    Provate a mettervi nei panni di un familiare di uno di quei povericristi che in Piazza Fontana ci ha lasciato una mano, un occhio, quando non la vita.
    Provate a immaginare di far passare trentaquattro anni e tre mesi, nella consapevolezza che nessuno vi ridarà quel poco o tanto di vita che è stato tolto a voi ed al vostro familiare, e nella speranza che si sappia chi è il miserabile che ha messo la bomba e che costui spenda almeno un giorno della sua vita in galera.
    Provate a immaginare di guardare i figli degli amici crescere, mentre vi passano davanti agli occhi otto, nove, dieci processi.
    Provate ad immaginare di trovarvi davanti ad un vecchio album di fotografie, vedere come eravate e com’era quella persona che amavate, trentacinque anni fa; e poi alzare la testa, e vedere le rughe, ed i capelli bianchi, e la stanchezza che si riflettono nello specchio.
    Provate a mettervi nei panni di una di queste persone, ed immaginare come vi sentireste, dopo trentaquattro anni e tre mesi, leggendo due semplici, brevi parole: tutti assolti.
    Repubblica.it