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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    15/06/2007

    Ghost writer

    Filed under: — JE6 @ 08:27

    Io ci sto anche, a fare il blog di shared knowledge sui traslochi. Basta che i testi me li passi mia moglie.
    Wittgenstein

    14/06/2007

    Gruesse aus Nuernberg ´07 – 3. La fiera degli orrori

    Filed under: — JE6 @ 21:05

    Un giorno poi mi dovrò decidere a scrivere uno spin-off dei Greetings, dedicato alle fiere, alla varia umanità che le popola e alla spaventosa oggettistica che ne crea l’ambientazione. Per oggi, basterà citare gli sgabelli che al posto delle normali gambe di legno hanno la riproduzione di due cosce di birraio bavarese, con tanto di pantaloncini di cuoio, e lo stand di Wurstbrief, che per uno che odia gli emoticons è una cosa da rimanere secco nel corridoio (ottimo motivo per farsi rianimare da una qualsiasi delle popputissime hostess che rallegrano la vita agli sciagurati visitatori).

    Gruesse aus Nuernberg ´07 – 2. Kaiser Giuan

    Filed under: — JE6 @ 20:53

    Che dolore e piacere siano spesso due facce della stessa medaglia lo abbiamo imparato fin da piccoli o quasi; così questa mattina non sono rimasto combattuto tra le due sensazioni, ma le ho assaporate appieno entrambe, leggendo il titolo della pagina sportiva della Suddeutsche Zeitung: “Musse spiele padabumm“. Giovanni Trapattoni, se tu non esistessi bisognerebbe inventarti.

    Gruesse aus Nuernberg ´07 – 1. Nostalgia di Bernacca

    Filed under: — JE6 @ 20:49

    Io lo so che voi siete lì a bullarvi di conoscere questo e quel sito, che a voi non scappa nulla e andate sempre sul sicuro, ma so anche che vi capita la stessa cosa che capita a me, che questi siti di previsioni meteo non ci azzeccano mai – ma proprio mai – e allora arrivate a Norimberga attendendovi pioggia e trovate 30 gradi secchi alle sette di sera, e proprio come l’anno scorso l’aria condizionata è un miraggio, sul taxi, in fiera, in albergo – e la weizen a stomaco vuoto certo non aiuta a rinfrescarsi.

    13/06/2007

    Due ingiustizie, o una giustizia

    Filed under: — JE6 @ 08:19

    Ho iniziato il weekend finendo il libro di Mario Calabresi. E da quando l’ho chiuso, continuo a pensare alla domanda che percorre tutto il libro – senza rabbia, con partecipazione e lucidità: perchè a tanti terroristi è stata data voce in questi anni, perchè Franceschini e Moretti e Curcio (e Sofri, se si vuole, benchè il paragone sia parecchio stiracchiato, a partire dalla definizione di “terrorista”) sono diventati maitre-a-penser e mio padre è stato dimenticato, e come lui decine e centinaia di altre vittime del terrorismo, ed i familiari con loro?
    Faccio una premessa, che chi passa da queste parti da un po’ di tempo conosce già, e quindi cercherò di farla corta: io sono figlio di carabiniere, in famiglia ho un altro carabiniere saltato (senza lasciarci la pelle) su una bomba a Brescia, e ricordo fin troppo bene la sottile sensazione di paura che in casa provavamo quando mio padre – un comunissimo appuntato del battaglione meccanizzato di Via Lamarmora – faceva tardi la sera, e non c’erano cellulari per avvisare che l’autobus era fermo in un ingorgo lungo la circonvallazione. Capisco Calabresi come se fosse il fratello che non ho, per dire.
    Ma c’è quella domanda. Che solleva una questione pubblica partendo da una vicenda personale, e forse è proprio questo che ne rende tanto difficile la risposta. Forse Luigi Calabresi, Vittorio Occorsio, Antonio Custra non hanno avuto voce perchè non avevano niente da dire: nel senso che dicevano e spiegavano già tutto con quello che facevano, con il loro semplice essere poliziotti o magistrati, dai quali non ci si attendono proclami o weltanschauung. Forse lo spazio che è stato dato a Franceschini e Moretti e Curcio (e Sofri) non è e non è stato soltanto il frutto di una perversa applicazione dei meccanismi dello star system o dell’Auditel, e non si spiega soltanto con l’atterrita fascinazione che molti di noi provano di fronte all’abisso, ma è dipeso e dipende anche dal semplice desiderio di capire; un paio di giorni fa un amico mi ha scritto un paio di frasi piuttosto significative: “Io non sono cattivo. Ma delle ragioni di Calabresi non mi importa nulla. Di quelle di Curcio si. Voglio capire la deriva. La difesa la capisco già, è ovvia e subitanea. Quasi fisiologica. Come capire perché il corpo reagisce guarendosi. La domanda è: perché si è ammalato.”
    Ma forse non è tutto qui. Forse alcune di queste persone hanno oggi qualcosa di interessante da dire sull’oggi, ed è giusto stare ad ascoltarle. Penso a coloro che sono cambiati, che hanno fatto evolvere e crescere la loro visione del mondo, e credo che nessuno di noi ci guadagnerebbe nell’ostracizzarli: anche questa sarebbe giustizia, così come lo sarebbe rendere finalmente onore, merito e memoria a chi è morto: due ingiustizie non fanno una giustizia.

    12/06/2007

    You can call me snob

    Filed under: — JE6 @ 10:25

    Io non credo che tutti possano fare tutto; e anche se questo fosse possibile, non credo che tutti possano fare tutto bene. Al mondo ci sono sicuramente più persone di quante non crediamo che fanno altri mestieri e che potrebbero assai dignitosamente piazzarsi davanti a una telecamera o ad un microfono, e mostrare preparazione, scioltezza, proprietà di linguaggio, simpatia. Ma è un “molte” relativo, con ogni evidenza. Invece siamo perseguitati da farfugliamenti, banalità, frasi sconnesse, ammannitici in nome del “questo è il mondo”: ma noi sappiamo com’è il mondo, perchè ci viviamo dentro, e non abbiamo bisogno di accendere la televisione per sapere come si discute davanti al bancone del bar. Diciamo la verità: peggio dei programmi fondati sugli interventi della gente ci sono solo i programmi condotti da Serena Garitta, che però – almeno – ha le tette grosse. Giorgio Medail non ha le tette grosse.
    Serena Garitta, TGCom

    E’ che alla fine ogni cosa ti stanca, tutto qui

    Filed under: — JE6 @ 09:47

    Perchè poi capita che uno inizia a provare una certa nausea per i continui distinguo, e alla bocca iniziano inarrestabili ad affiorargli frasi come “piove, governo ladro”, “si stava meglio quando si stava peggio”, “sono tutti uguali”, “è tutto un magna magna”; in quel momento, si ferma davanti allo specchio e si vede trasformato in Beppe Grillo.

    11/06/2007

    La risposta che dà a una tua domanda

    Filed under: — JE6 @ 16:27

    Georgia è a New York.
    [Buba]

    Come Lemmon e Matthau

    Filed under: — JE6 @ 11:15

    Va bene che la categoria non gode di particolare buona reputazione, ma se io ne facessi parte farei causa per diffamazione a quel buontempone di Gustavo Selva, che finge un malore per saltare sopra un’ambulanza e farsi portare negli studi di La7 e definisce lo scherzetto “un trucchetto da giornalista“.
    Corriere.it

    Della prevalenza della forma

    Filed under: — JE6 @ 08:43

    E’ interessante notare che l’elemento che unisce fatti e soggetti molto diversi tra loro (nonchè i giudizi su di essi) come il governo che si apparta per decidere in quattro e quattr’otto come mantenere le promesse fatte a un musicista irlandese sul tema della povertà dei paesi sottosviluppati, il deputato che si lamenta dell’assenza del gelato nell’offerta della mensa aziendale, il consigliere regionale che approva una norma che gli assicura il funerale gratuito, è un elemento puramente formale: l’interesse o il disinteresse per la cosiddetta pubblica opinione. Del merito della cosa pare non interessarsi nessuno – il che, nel paese che celebra Dolce e Gabbana, non è certo sorprendente.