< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"

    "Post sotto l'albero 2010"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Quando sarà finita
  • 13D
  • Mille, mille e cento metri
  • Deflated
  • Lungo il fronte
  • Dentro la circonvallazione
  • Dito, luna
  • “E non dire di quelli che sono morti sulla via di Allah: ‘Sono morti’. No, sono vivi ma tu non li senti”
  • Ieri
  • “Aspetto”
  • February 2004
    M T W T F S S
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign

     

    23/02/2004

    3

    Filed under: — JE6 @ 16:18

    No, non è pubblicità.

    Toglimi dai bookmark

    Filed under: — JE6 @ 08:13

    Chi vede nero, chi si rompe, chi rimpiange l’Arcadia, chi legge solo fuffa.
    Signori, un piacere: toglietemi dai bookmark.
    Amici come prima, si intende; è solo che non vorrei continuare a darvi fastidio.

    22/02/2004

    Cover Band

    Filed under: — JE6 @ 22:25

    O della tristezza del clone
    Canti bene come lui, lo sai. Nessuna differenza. Te ne rendi conto tu stesso, nel momento in cui moduli la voce, che sale sale sale e poi rimane lì, a smuovere le budella di quelli che ti ascoltano.
    Hai una gran voce, quasi non c’è bisogno che te lo dicano gli altri. Hai orecchio, esperienza, hai ascoltato milioni di dischi, sai riconoscere uno che sa cantare da dio. E tu, beh, non ci son dubbi, sei di quelli.
    Eppure, hai quarant’anni, e provi due volte alla settimana là in cantina, ed una volta o due al mese ti capita, insieme agli altri quattro, di stare lì su un palco più piccolo di un mezzo monolocale, davanti a trenta persone e venti birre.
    Lui, invece, l’altro, è quello che ha talento. Perchè non ha solo una voce che stacca le foglie dagli alberi e fa vedere tramonti in technicolor. Ha qualcos’altro, è capace di sentire la musica del mondo, e tradurla in note ed accordi e parole e brividi.
    E tu, invece, con quella voce fantastica che hai, sei solo carta carbone.
    Questo post è dedicato a Chettimar. Lui immaginerà il perchè.

    21/02/2004

    Addosso (reprise)

    Filed under: — JE6 @ 15:16

    Se c’è una cosa che, ogni volta, mi lascia attonito nelle discussioni su blog e blogger(s), è il pensare ed il sostenere che il blogger sia e debba essere diverso e migliore dal resto degli umani.
    Un esempio? Vittorio Zambardino scrive: C’è in troppe di quelle pagine un rifiuto dell’idea stessa di un diario discusso con gli altri e una proiezione di un falso sè, molto migliore della persona reale, almeno nelle pretese. Ogni tanto ci sono solide contraddizioni a questa enunciazione. Ma accidenti quanta noia, quanta fuffa. Leggendo non si sente una persona li’ dietro.
    Perbacco. Viene da chiedersi come sono fatti gli umani non blogger che Zambardino frequenta. Tutta gente pane al pane e vino al vino, tutta gente che non fa promozione di se stessa, tutta gente che si fa vedere per ciò che realmente è, tutta gente di contenuto e sostanza? Andiamo.
    Qualche sera fa, dopo le dovute presentazioni ed una birra o due, mi sono permesso di chiedere a Fabio come fossero i blogger, visti di persona. Non ho registrato la sua risposta, che era comunque vicina a “un significativo campione di umanità“.
    Appunto. Nel bene e nel male, questi signori che si mettono alla tastiera a scribacchiare dei cazzi loro piuttosto che dei massimi sistemi, sono proprio persone comuni, di quelle che si incontrano in metropolitana e all’Esselunga. Ci sono i modesti ed i superbi, quelli che vale la pena ascoltare e quelli che percaritadidio, gli intelligenti e gli stupidi, e basta che con le coppie di opposti mi son stufato e spero che ci siamo capiti.
    Insomma, Zambardino frequenta la lega degli uomini straordinari, e quindi scuote la testa e dice “quanta fuffa, signora mia“. Io vado al Bar Mario, e non mi stupisco di nulla; so che anche lì, sedute a quei tavolini unti, ci sono buone compagnie, e cerco di riconoscerle, di ascoltarle, di berci un caffè insieme.
    Fuoridalcoro

    20/02/2004

    Dancin’ With The Moonlit Knight

    Filed under: — JE6 @ 14:22

    Per i fan(atici) del genere, magari ci si vede qui domani sera: Genesis-Gabriel Tribute Festival.

    Di bambini e retorica

    Filed under: — JE6 @ 08:44

    Di retorica ci nutriamo tutti. Le frasi fatte sono tali perchè ribadiscono alcune verità, che vengono più confermate che smentite dall’esperienza quotidiana.
    Non ho quindi intenzione di mettermi a confutare i commenti al post che trovate qui sotto: “Io preferisco gli adulti che mantengono senza tante pose la spontaneità e lo stupore sereno dei bambini“, “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta“, eccetera.
    Sono frasi sagge, che hanno un fondo (e forse più) di verità.
    Ma, mi scusino coloro che hanno avuto la gentilezza di postarle, a me suonano parole troppo Mulino Bianco per essere vere fino in fondo.
    Mi gira per casa una bambina che compirà tre anni fra qualche giorno; vedo ogni sera che cosa significa ingenuità, stupore, pura allegria e pura tristezza. Al termine di certe giornate di lavoro, con il corpo stanco e l’anima messa forse persino peggio, provo invidia per la serenità di quella bimba, cerco – senza riuscirci – di rubargliene un po’.
    Ma, con tutto questo, non vorrei scambiare ciò che sono io con ciò che è lei in questo momento. Ho una consapevolezza della vita che lei non ha, provo una complessità di sentimenti che lei non prova, ho dentro di me trentasette anni di vita che lei non ha. Non sono una persona migliore rispetto a lei, ma sono una persona più completa. Ed a questo si arriva con tutte le fatiche, i compromessi, le perdite di innocenza, le disillusioni, i cambiamenti che ci rendono adulti. Se così non fosse, resteremmo bambini ed andremmo all’asilo per tutta la vita. Per quanto mi riguarda, non è certo ciò che auguro a mia figlia.
    Lo so, anche questa è retorica. Me la si perdonerà, spero.

    19/02/2004

    Il fanciullino

    Filed under: — JE6 @ 17:17

    Reduce da un molto interessante benchè poco allegro scambio e-epistolare con una ex frequentatrice della blogpalla, mi imbatto, chez Buba, in questa citazione: “Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione. Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo“.
    Credo che alcuni – pochi, tanti, non so – potrebbero leggere in queste parole una sintetica ma efficace rappresentazione dell’evoluzione della blogpalla.
    Mettiamola così: di tanto in tanto, mi commuovo nell’osservare i bambini, e provo persino una sorta d’invidia nei loro confronti. Ma, in tutta sincerità, preferisco essere – nel bene e nel male – un adulto, uno di quelli che fa facce da fotografo.
    Buba

    18/02/2004

    Alla fin della fiera

    Filed under: — JE6 @ 22:29

    Tutte le mattine passo di fronte al NPF, acronimo che sta per Nuovo Polo Fieristico di Milano.
    Di giorno in giorno sembra sempre più grande, è qualcosa di enorme ed anche un po’ inquietante, vuoi perchè al momento se ne vede solo lo scheletro, vuoi perchè noi della zona ci ricordiamo bene la raffineria Agip che adornava la statale del Sempione, sul cui terreno (forse) bonificato cresce il NPF, vuoi perchè l’arredo urbano del circondario è sempre lo stesso, sfasciacarrozze, sterpaglie ed una simpatica puttana nigeriana.
    Comunque. Non starò a disquisire sui vantaggi che la nuova collocazione della fiera porterà a Milano: credo che saranno compensati dagli svantaggi che affliggeranno altre decine di migliaia di cittadini che non sono milanesi per questione di due-tre chilometri.
    Mi chiedo solo se questo gigante serve davvero, se abbiamo proprio bisogno di questa versione ventunesimo-secolo della vecchia Fiera Campionaria, quella dove andavamo da bambini a fare incetta di adesivi e poster, anche quelli dei bulloni prodotti in Brianza.
    Non so; per lavoro mi capita di andare per fiere. E da nessuna parte trovo centri di queste insensate dimensioni. Earls Court a Londra, il Jacob Javits Center a New York, il Moscone Center di San Francisco, la Messe di Duesseldorf, tutti posti grandi, più o meno, come un palazzetto dello sport.
    Belli, funzionali, ben organizzati, ben serviti da strade e mezzi pubblici. Nessun gigantismo, mirati a fiere specializzate, da girare in un giorno e non di più.
    Noi, intanto, si sta alla finestra, ed in coda sul Sempione, a veder crescere Golia.

    Lavorare per vivere

    Filed under: — JE6 @ 14:35

    So, what do you do for a living?
    PR for porn.
    (Pause) Really?
    Yes.
    Does the porn industry really need PR?
    Can you name me the last movie Jenna Jameson released?
    No.
    There’s your answer.
    Daily Grind

    17/02/2004

    Toys’r’hell

    Filed under: — JE6 @ 22:31

    Sette di sera, nel reparto giocattoli di un qualsiasi centro commerciale.
    Due uomini, di età compresa tra i trentacinque ed i quarant’anni, pendolano davanti allo scaffale dei peluches.
    Il primo deve cercare Tippete, il secondo Pimpi. Sia l’uno che l’altro hanno solo una pallida idea della foggia, del colore e del genere animale dell’oggetto della loro ricerca.
    Di fronte a loro si staglia una impressionante muraglia di nani, bianchenevi, hamtari, uinnidepu. Frugano nella memoria, alla ricerca di un dettaglio decisivo, che permetta di identificare con certezza Tippete l’uno, e Pimpi l’altro.
    Un filo di sudore imperla la fronte del primo, le mani del secondo affondano nelle tasche del giubbotto, a nascondere il tremolio nervoso. A casa c’è qualcuno che aspetta, qualcuno che non perdonerebbe l’errore, qualcuno che darebbe in escandescenze per un coniglio (o era un maiale?) scambiato per un asino (o era un orso?).
    I due si incrociano, si sfiorano, hanno – per un istante – la tentazione di fermarsi e confidarsi e cercare un conforto, o almeno uno che sappia che cazzo di faccia ha quel fottuto bastardo di Pimpi (o era Tippete?).
    Ma resistono, vogliono farcela, frugano tra Eolo e Mammolo, nel caso che il ricercato sia nascosto in fondo allo scaffale.
    Una voce metallica annuncia che tra cinque minuti il centro commerciale chiuderà, invita i signori clienti ad avvicinarsi all’uscita. Ecco, ce l’hanno fatta. Il primo non ha trovato Pimpi, il secondo non ha rintracciato Tippete. Ma entrambi hanno scampato il rischio di un acquisto sbagliato.
    “Tesoro, ti assicuro, ce ne saranno stati duecento, di peluches; ma nemmeno l’ombra di Pimpi”.
    “Coglione, dovevi cercare Tippete”.